Storia e territorio

Rio Saliceto nasce sull’alveo del torrente Rio-Tresinaro in una zona da sempre paludosa e quindi ricca della presenza di salici.
Il sapiente e costante lavoro di bonifica da parte delle genti che l’hanno abitata ha reso possibile il prosperare di questa piccola comunità.
Il simbolo dello stendardo comunale racconta proprio questa antica unione: la natura rappresentata dal Rio e dal salice, il ponte come elemento antropico in costante equilibrio e rispetto verso l’ambiente abitato.
Per secoli Villa di Correggio, solo nel 1860 Rio Saliceto ottiene l'autonomia amministrativa, infatti il Comune di Rio nacque in data 1 gennaio 1860, fu solo l’11 gennaio 1964 che cambiò il suo nome per distinguerlo dagli altri comuni in Rio Saliceto.  
 

CENTUM IUGES

La storia ha sempre fatto parte della nostra vita, abbiamo una grande responsabilità nei suoi confronti e ne sentiamo il peso sulle nostre spalle.
Per poter comprendere meglio chi siamo e da dove veniamo, occorre fare un grande salto nel passato e cercare le tracce di coloro che hanno abitato dove abitiamo noi oggi.
Della pianura reggiana sappiamo, da fonti archeologiche, che dalle civiltà delle Terremare risalenti ai secoli XVI-XIII a.C. si passo alla dominazione etrusca, la quale durò fino al IV secolo a.C., quando i celti invasero anche i nostri territori. In particolare, a nord dell’attuale Reggio Emilia, si stanziò la tribù dei Galli Boi.
Del loro passaggio ne abbiamo testimonianza ancora oggi, infatti, oltre ad essere stati rinvenuti di epoca celtica, esistono ancora tantissimi toponimi, la cui radice è gallica.
Esse sono riferibili soprattutto ad antiche quadre di terreno come riporta il Magnanini: “[…] conserva ancora il nome di Villa Galla un’ampia zona di poderi esistenti fra i confini di Campagnola Emilia e Fabbrico, Villa Reboia il territorio che corrisponde a quella parte di Villa S. Martino di Correggio, che trovasi al mezzogiorno dell’antichissima quadra Centum iugera (o Centum iuges, ora chiamata centododici), Galigetto una estesa quadra di terreni posto a valle della chiesa di S. Giorgio in Rio. Magalotto dicevasi un’altra quadra in Villa Mandriolo ed è notevole, che portano ancora il nume di magalotta tre copi di terra nella stessa villa, siti tra il vecchio ed il nuovo naviglio, in confine all’attuale Comune di Rio Saliceto […]”.
Altro toponimo era Maiagallo (zona vicino al territorio correggese). Di questa è evidente la derivazione dei termini Maia, antico nome della dea pagana celtica simboleggiante la Terra e Gallo; l’insieme di tali termini porta a dedurre significasse “terra dei galli”.
I Galli Boi vennero sconfitti dai romani fra il III e il II sec. a.C., dando origine a quella ingegnosa fioritura infrastrutturale di canali e strade che tutti conosciamo. Gli stessi Galli però, pur annientati culturalmente, riuscirono ad integrarsi all’interno della nuova realtà coloniale
È in questo periodo che la zona riese acquista per la prima volta la denominazione di Centum iuges all’interno di un documento datato 772 d.D.. Il piccolo feudo di cui si fa menzione, ricadeva sotto i beni della Chiesa di Reggio ed era posto fra le Ville di Mandrio e Mandriolo.
Di importanza cruciale per i successivi sviluppi storici del luogo fu la sottrazione di Centum iuges, denominata anche San Giorgio in Rio, da parte del Marchese Bonifacio III di Canossa (XI secolo) ai danni della curia reggiana. Ancora oggi nelle “terre di mezzo” (fra Rio Saliceto e Correggio) ritroviamo alcuni toponimi risalenti alla dinastia dei Canossa (“Canossi”, via Strega), tra cui un antico sentiero probabilmente percorso dalla contessa al fine di giungere al feudo di Reggiolo.
Secondo lo storico Oscar Battini, il termine Centum iuges fu storpiato nei secoli prendendo le denominazioni di Centum Zozo, Centu zonze e poi infine centododici.
Riccardo Finzi invece definisce Centum iuges, ossia Cento iugeri, come un insediamento di coloni romani o galli vinti che lì furono condotti a fare gli agricoltori su una superficie di 25 ettari, ossia 86 biolche reggiane (cento iugeri appunto). Entrambi però concordano sulla storpiatura del nome che, si pensa, fu interpretato dagli abitanti del luogo in sent-dodes, cioè centododici.
È evidente la derivazione romana del termine, suffragata anche dal fatto che nei secoli sono state rinvenute nella zona tantissime tracce di quell’epoca. Purtroppo ad oggi non è ancora chiaro il motivo della distorsione del termine Centum iuges in centododici, su questo però, il Magnanini, può darci un indizio che potrebbe chiarire la questione.
Lo storico infatti, fa una ipotesi supportata anche da Finzi, evidenziando come Iuges, potrebbe anche non riferirsi ad una unità per misurare superfici bensì, estrapolando il suffisso –Iug­-, all’aggiogamento di un popolo.
Il Finzi infatti riporta di una “colonia di romani o galli vinti”, cioè aggiogati e, per di più, il Magnanini fa riferimento a ben conto dodici tribù di Galli esistenti al tempo dei romani.
Solo una coincidenza che esista una via, fra il centro di Rio Saliceto e Mandrio, che si chiama proprio Centododici?
 

SULLE TRACCE DEI ROMANI

Il passaggio dei romani sui nostri territori è un fatto fondamentale che ha originato la struttura del territorio che oggi noi abitiamo.
Sappiamo infatti che la costruzione della via Aemilia avvenne nel 187 a.C. e che la fondazione delle colonie di Regium Lepidi e Mutina avvennero rispettivamente nel 175 e 183 a.C..
Dalla grande opera di infrastrutturazione del territorio da parte dei romani si ebbe la costruzione del reticolo centuriate. La centuriazione della pianura  Padana è evidente nelle tracce e nei reperti rinvenuti anche a quote relativamente basse. Esse sono evidenti a Brescello, Carpi e a Poviglio, dove ne abbiamo l’esempio più significativo.
Purtroppo fra queste due zone non è stato possibile ritrovare tracce evidenti del reticolo centrale, se non sporadici reperti come avvenne nel 1912. In località Ca’ de Frati, in proprietà Pirondini, si portò alla luce un litostroto in coccio pesto e frammenti di laterzi. Esso era un tipo di pavimento mosaicato di provenienza greca, che fu introdotto negli ambienti romani al tempo di Silla.
Nel 1969, invece, sempre in località Ca’ de’ Frati, durante lo scavo di un pozzo dalla profondità di 4 m, si rinvennero alcuni mattoni, probabilmente di età romana, i quali si ipotizzò facessero parte di una struttura di fondazione che sorreggeva un importante monumento funebre.
Tornando a parlare di centuriazione gli studiosi hanno cercato di ricostruire le parti mancanti del reticolo, al fine di capire se e dove fossero presenti ancora tracce di assi viari ricalcanti Cardi e Decumani.
Si sa che la via Aemilia era il Decumano Maximo e che da essa si generavano i Castrum verso nord e sud, oltre che verso le quattro diagonali. Dalla ricostruzione a lato possiamo vedere come dal centro di Regium Lepidi (preso come riferimento per il nostro territorio) si dirami una fitta rete stradale, verso nord giungendo fino a Nubilaria (Cardo Maximo), verso sud salendo sull’Appennino e Brixilium, Carpi, Scandiano e Monticulum sulle vie militari oblique.
Il reticolo costruito e ricostruito con la simulazione con spigoli di un miglio per un miglio, ricalca i ritrovamenti sopra citati.
Grande sorpresa si ebbe quando la sovrapposizione delle possibili strade romane coincise, per una lunghezza di circa 10 km, con l’asse stradale adiacente Rio Saliceto che da Mandio arriva fino alla Cassa di Espansione per poi giungere nei pressi Rolo. Esso ricalcherebbe il VI Cardo Est, distante sei miglia dal Cardo Maximo (Nubilaria).
 

LA NASCITA DEL COMUNE

In un documento del re longobardo Desiderio risalente al 772 la zona, compresa entro gli attuali confini del paese, è descritta come costituita da "terra, ronchi e prati", con pochi abitanti.
Villa Rio fu possedimento reggiano già nel XIV secolo e seguì le sorti del Principato di Correggio anche nel 1630, quando, decaduto il principe Siro, i terreni passarono nelle mani dell’impero austriaco e poi degli spagnoli. Sarà poi nel 1635 che passerà sotto il Ducato di Modena e Reggio, egemonia che durerà fino al 1859 salvo la parentesi napoleonica.
Nel 1859 un plebiscito sancisce l'autonomia amministrativa del Comune con effetto 1 gennaio 1860. Il 18 aprile 1881 nasce, sull'esempio fornito da Reggio Emilia e Novellara, la Società Operaia di Mutuo Soccorso, con l'obiettivo di prestare assistenza ai lavoratori in difficoltà, che nel 1913 si dota di una sede, edificata in Piazza Carducci a fianco delle scuole, mentre con il medesimo scopo Alfredo Ansaloni fonda la affine Società Fratellanza Militari in congedo nel 1899. Il 23 agosto 1901 si costituisce la prima Società Cooperativa - "L'Enologica" - che affianca alla vendita anche la produzione del vino locale, allo scopo di valorizzarne la tipicità e la commercializzazione.
La rapida crescita demografica ed economica degli ultimi decenni ha consentito a Rio Saliceto di migliorare i servizi comunali, sociali ed educativi con i quali collaborano attivamente gruppi ed associazioni sportive, culturali e di volontariato che contribuiscono a completare il quadro di una comunità vivace e laboriosa.



Ultimo aggiornamento: 27/10/18